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Richiedenti asilo: l’accoglienza in Italia


Da tempo, ormai, la questione migratoria è al centro dell’attenzione mondiale e dei dibattiti politici. In Europa, in particolare, la dinamica dei flussi umani ha iniziato a essere particolarmente sentita quando il territorio è passato, da metà del Novecento, da essere terra di emigrazione a terra di immigrazione. Questo articolo si propone dunque di fare una panoramica della situazione migratoria in Italia e, soprattutto, dei sistemi di accoglienza dei richiedenti asilo, cercando di portare chiarezza sui termini, i numeri e le modalità.

CHI SONO I RICHIEDENTI ASILO

Immigrato, profugo, rifugiato, clandestino: molti sono i termini con cui siamo soliti sentir parlare delle persone che, per svariate ragioni, se ne vanno dal loro Paese d’origine. Purtroppo, molte di queste definizioni sono date in maniera errata o imprecisa, anche quando associate a dati numerici. Per questo, è bene conoscere questi termini e comprenderne il significato specifico, soprattutto in termini giuridici.

Si parla di richiedenti asilo per indicare quelle persone che, approdate in uno stato diverso dal proprio, fanno domanda di protezione internazionale o manifestano la volontà di richiedere asilo. Un richiedente rimane tale fino a quando le autorità del paese che lo ospita non scelgono di rilasciargli lo status di rifugiato o altre forme di protezione, come quella sussidiaria o speciale.
Lo status di rifugiato, quindi, è la prima e più importante forma di protezione internazionale che può essere riconosciuta a un richiedente asilo da uno stato membro della Convenzione di Ginevra del 1951. Ai sensi della Convenzione, è definito rifugiato colui che ha abbandonato il proprio Paese essendo perseguitato o temendo di essere perseguitato per motivi di razza, religione, cittadinanza, appartenenza a uno specifico gruppo sociale o per le proprie opinioni politiche, e dunque non potendo o non volendo avvalersi della protezione di tale Paese.

Non è raro che un richiedente asilo entri in un paese in maniera irregolare, addossandosi la definizione di “migrante irregolare” o, con un termine introdotto in Italia dalla legge Bossi-Fini del 2002, “clandestino”. Tuttavia, dal momento in cui viene presentata la richiesta di asilo, al migrante viene rilasciato un permesso di soggiorno temporaneo e ha dunque pieno diritto di permanenza sul territorio del paese ospitante.

ALTRE DEFINIZIONI

All’interno della più ampia definizione di “richiedente asilo” si possono trovare persone dalla cittadinanza, storia e condizione economico-politico-sociale più disparate. In questo senso è bene differenziare i rifugiati così riconosciuti dai profughi, ossia persone fuggite per ragioni di sopravvivenza, solitamente a causa di guerre o conflitti, ma che non godono della protezione internazionale. Il profugo fa dunque parte di quel fenomeno di migrazione forzata che purtroppo sta dilagando, causata da minacce naturali o create dall’uomo che mettono in pericolo la sopravvivenza dell’individuo.

A tal proposito, si può parlare anche di migrante climatico, per chi è costretto a spostarsi a causa di disastri naturali o degrado ambientale, o, ancora, di migrante economico, per chi cerca una condizione economica e di vita migliore in un luogo diverso. Questi ultimi sono di difficile definizione, in quanto la ricerca di condizioni migliori può essere dettata da una situazione politica, sociale e ambientale pessima all’interno del proprio Paese. Va sottolineato, poi, che lo spostamento non necessariamente è fatto tra due paesi diversi, e infatti si può parlare di sfollati interni quando si assiste a una migrazione interna a uno stato.

I NUMERI IN EUROPA

Nel 2022 l’Italia è stato l’ultimo tra i Paesi europei più popolosi per numero di richiedenti asilo.
La gestione dell’accoglienza dei migranti all’interno dell’UE si basa sul Regolamento di Dublino (regolamento UE 604/2013), nato a seguito della Convenzione di Dublino, siglata nel 1990. Il Regolamento prevede che chi arriva all’interno dell’Unione Europea debba presentare e registrare la propria domanda di asilo, o asylum shopping, nel paese di primo ingresso. Tale sistema mira a prevenire la “migrazione a catena” e a garantire una distribuzione equa delle responsabilità tra gli Stati membri. Tuttavia, il Regolamento è stato oggetto di critiche poiché ha messo a dura prova i paesi di frontiera e ha generato disuguaglianze nell’elaborazione delle domande di asilo. I paesi dell’Europa meridionale, infatti, risultano particolarmente esposti al fenomeno migratorio a causa della loro posizione geografica. Oltre alla sensazione di ingiustizia percepita da questi Stati, si aggiunge il fatto che il sistema si è dimostrato poco efficiente, con tassi di trasferimento molto bassi. Quando si è presentata l’opportunità di riformare tale sistema, la maggior parte dei partiti conservatori si è opposta, atteggiamento che è stato particolarmente evidente nei paesi dell’Europa centrale e orientale, ma anche in Italia, dove il Movimento 5 Stelle ha votato contro la riforma e la Lega si è astenuta.

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Fonte: Eurostat (2022)

IN NUMERI IN ITALIA

Come precedentemente specificato, malgrado la sua posizione geografica, l’Italia ha una percentuale molto contenuta di rifugiati sul proprio territorio. Secondo l’ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), nel 2021 i rifugiati in Italia erano 165’000. Per avere un’idea della dimensione del fenomeno basti pensare che il numero dei rifugiati in Italia è così ridotto che non basterebbero nemmeno a riempire la metà del Circo Massimo a Roma, che ha una capienza massima di circa 340’000 persone.
Analizzando il report realizzato dall’ISTAT, in Italia nel 2021 sono stati emessi circa 31’000 nuovi documenti concessi per asilo, superando i numeri registrati nel 2020 e nel 2019. Tuttavia, in proporzione al totale dei nuovi rilasci, i permessi per asilo e altre forme di protezione hanno subito una diminuzione rispetto al 2019 (12,8% contro 15,6%), a causa dell’aumento significativo dei permessi di lavoro derivanti dal provvedimento di regolarizzazione del 2020 (art. 103 del D.L. 34). Questa misura ha permesso la regolarizzazione di persone residenti in modo irregolare sul territorio italiano tramite un permesso di soggiorno lavorativo. Pur avendo ridotto l’incidenza dei permessi per asilo sul totale dei nuovi documenti concessi, tale provvedimento non ha portato a una diminuzione dei flussi dei richiedenti asilo in ingresso, che anzi sono aumentati del 129% tra il 2020 e il 2021. In particolare, è cresciuto il numero di richiedenti asilo provenienti dall’Africa, mentre gli ingressi dai paesi dell’America Latina hanno perso importanza relativa; i nuovi documenti sono stati principalmente rilasciati, però, a persone provenienti da Pakistan, Bangladesh e Nigeria.

Gli uomini rappresentano la maggioranza dei richiedenti asilo in Italia e la quota di questi sul totale dei nuovi ingressi per asilo è passata dal 76,2% nel 2020 all’80,2% nel 2021. Molte famiglie evitano di mettere a rischio la sicurezza delle proprie figlie in un viaggio verso l’Europa: il traffico di persone, gli abusi sessuali, lo sfruttamento e la violenza sono infatti molto più diffusi per le donne che viaggiano come rifugiate. Pertanto, spetta agli uomini della famiglia assumersi questa responsabilità, richiedendo asilo e, solo successivamente, cercando di riunirsi alla propria famiglia in modo sicuro. Questo divario di genere è particolarmente evidente tra i rifugiati provenienti dal Maghreb e dall’Africa occidentale, mentre altre comunità, come quella georgiana in Italia, registrano una netta prevalenza femminile. La quota di minori richiedenti asilo è aumentata lievemente negli ultimi anni arrivando al 9,5% nel 2021. Per alcune collettività la presenza di minori è particolarmente rilevante, ad esempio supera il 23% sul totale dei flussi in ingresso per i cittadini di Nigeria, El Salvador e Afghanistan. Un’alta percentuale di minori è presente anche tra le 158’812 richieste di protezione temporanea presentate da parte di persone in fuga dalla guerra in Ucraina (dato aggiornato al 30 settembre 2022).

L’ACCOGLIENZA IN ITALIA

Il procedimento per richiedere asilo nel nostro Paese è cambiato, negli anni, diverse volte. Attualmente, il decreto legge 130, entrato in vigore nel 2020 e aggiornato nel corso del 2023 dal Governo Meloni, prevede una prima parte di assistenza e identificazione e una seconda di accoglienza.
In prima battuta, gli stranieri soccorsi in mare o entrati non regolarmente nel Paese vengono accompagnati nei centri governativi, dove, dopo una prima assistenza sanitaria, vengono identificati. Questo è il momento in cui gli ospiti del centro vengono messi a conoscenza delle informazioni sulle procedure di asilo in Italia.

Coloro che manifestano la volontà di richiedere asilo vengono trasferiti nei CPA (Centri di Prima Accoglienza), dove viene esaminata la richiesta e l’accertamento dei requisiti. Qualora la procedura non dovesse andare a buon fine, verranno trattenuti nei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) in attesa di essere espulsi dal Paese.

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Fonte: Eurostat – Fondazione L. Moressa (via SkyTG24)

Qualora la procedura di richiesta d’asilo andasse a buon fine, invece, si passa alla Seconda accoglienza, volta a una maggiore integrazione e inclusione. Questa presenta due livelli: il primo si occupa dell’assistenza legale, sanitaria e linguistica, il secondo dell’orientamento al lavoro. Tutto ciò è gestito dal SAI (Sistema Accoglienza e Integrazione), il quale è coordinato dall’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani); purtroppo però, questo sistema è ampiamente sottoutilizzato in quanto le misure dipendono dalla variazione dell’accoglienza emergenziale e non dalle politiche territoriali.
Vista la scarsità dei posti disponibili nelle strutture di prima e seconda accoglienza, sempre maggiore è stato l’ingresso dei migranti nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria). Si tratta di strutture convenzionate con associazioni o cooperative che prevedono una breve permanenza dei richiedenti asilo, limitata al tempo necessario per il trasferimento al SAI.
Attualmente, però, ricoprono la maggioranza delle strutture presenti sul nostro territorio, nonostante i posti disponibili in queste strutture siano sproporzionati rispetto alle richieste di collocamento. Infatti, la percentuale di presenze nei CAS rispetto al totale dei posti disponibili (al 31 dicembre 2019) è del 78,2%.

COME RICHIEDERE ASILO

La procedura per richiedere asilo ha un lungo iter, il quale inizia all’Ufficio di Polizia che, una volta verificata la regolarità della documentazione, provvede a inoltrare la procedura. Questo il link della prefettura per orientarsi tra i vari passaggi e criteri, mentre può essere utile consultare il sito Refugee.info per i documenti necessari alla richiesta.

 

Scritto da: Francesca Baronchelli, Giulia Girardello, Alessandra Ruffo

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